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Le tappe psicomotorie del bambino nei primi 24 mesi di vita
26 Febbraio 2026
CRESCERE INSIEME - 1

Le tappe psicomotorie del bambino nei primi 24 mesi di vita
Osservare, accompagnare e sostenere lo sviluppo nei primi 2 anni di vita.

I primi due anni di vita rappresentano un periodo di straordinaria crescita e trasformazione. In soli 24 mesi, il neonato passa da uno stato di totale dipendenza a una progressiva autonomia motoria, comunicativa e relazionale. Le tappe neuropsicomotorie – ovvero i traguardi che segnano lo sviluppo del movimento, della coordinazione, della postura e della relazione con l’ambiente – non sono semplicemente “obiettivi” da raggiungere, ma indicatori di un processo complesso e continuo di maturazione del sistema nervoso centrale.

Conoscere queste tappe permette ai genitori di osservare con maggiore consapevolezza il percorso di sviluppo del proprio bambino, cogliendone i progressi, sostenendoli e, se necessario, intercettare le eventuali fragilità che meritano attenzione.

0-3 mesi: dal riflesso alla scoperta del corpo
Nei primi mesi di vita, i movimenti del neonato sono prevalentemente riflessi e legati alla sopravvivenza (suzione, prensione, ricerca del capezzolo…). Progressivamente inizia a emergere una forma di controllo volontario.

  • Motricità globale: il neonato ha una posizione flessa con movimenti asimmetrici. Lentamente il tono passa da flesso ad esteso e la postura diventa progressivamente più simmetrica. Già dalla nascita, per riflesso, da prono solleva il capo per liberare il nasino, ma tra il 2° e il 3° inizia a sollevare con più volitività la testa in posizione prona.
  • Motricità fine: le mani sono spesso semichiuse, ma cominciano ad aprirsi; il bambino porta le mani al viso e alla bocca intorno ai 3 mesi, abbandonando un’attività manuale riflessa per dare spazio ad una motilità sempre più consapevole, che andrà ulteriormente maturando e specializzandosi nei mesi successivi.
  • Relazione: compare il sorriso sociale e inizia il contatto visivo prolungato con l’adulto.
  • Sensibilità: segue con lo sguardo oggetti e volti a breve distanza dal visino (40 cm), reagisce ai suoni e alle voci familiari.

 

3-6 mesi: il corpo come strumento di relazione
La motricità diventa più organizzata e finalizzata. Il bambino inizia a esplorare attivamente il proprio corpo e l’ambiente.

  • Motricità globale: tiene la testa eretta, da prono si appoggia sugli avambracci. Dai 6 mesi la posizione supina inizia a non essere la sua preferita, si prepara per la posizione seduta, ma è ancora presto!
  • Motricità fine: afferra oggetti, li porta alla bocca, li osserva, gli cadono accidentalmente dalle mani, li insegue con lo sguardo. La motricità fine inizia a specializzarsi.
  • Relazione e comunicazione: vocalizza, risponde al sorriso e ai suoni, ricerca l’interazione visiva, inizia la lallazione, “chiacchiera”, ride sonoramente, modula il pianto anche per attirare attenzione.
  • Cognizione: mostra curiosità per oggetti e volti, inizia a riconoscere le routine quotidiane, discrimina le persone familiari, riconosce i toni affettuosi/un tono di “rimprovero”.

 

6-9 mesi: la conquista dello spazio
L’esplorazione motoria diventa il mezzo principale di conoscenza.

  • Motricità globale: dai 6 mesi il rotolamento da prono a supino è acquisito, sostiene bene il busto e inizia a sedersi con aiuto. Verso i 9 mesi può mantenere la posizione seduta autonoma, la mamma inizia a trovarlo in piedi nella culletta tenendosi, avvia il gattonamento per spostarsi nell’ambiente.
  • Motricità fine: afferra con entrambe le mani, trasferisce gli oggetti, li colpisce tra loro, mette dentro e fuori. Adesso riesce a prendere piccoli oggetti con il pollice e l’indice. Indica gli oggetti che desidera avere e guarda l’adulto per assicurarsi di essere stato capito.
  • Relazione: manifesta preferenza per le figure di riferimento, può mostrare timore verso gli estranei. Inizia a sentirsi a disagio con persone che non conosce e se non si sente sicuro piange. Ha più consapevolezza se si allontana dalla mamma e la ricerca.
  • Cognizione: esplora la funzione degli oggetti (battere, far cadere, osservare la reazione).

 

9-12 mesi: verso l’autonomia
Il bambino inizia a muoversi in modo indipendente e a esprimere intenzioni comunicative più chiare.

  • Motricità globale: dal gattonamento passa a sollevarsi in piedi e ad avviare i primi passetti: prima si tiene con entrambe le manine al divano, poi si sposta lateralmente appoggiandosi ai mobili. Pian piano alcuni iniziano i primi passi autonomi con il supporto di mamma e papà, con entrambe le manine, fino ad arrivare a 12 mesi ad avviare qualche passo di deambulazione supportati con una manina.
  • Motricità fine: l’uso delle mani si specializza sempre di più. Inizia a voler mangiare da solo, porta il cucchiaio alla bocca. Impiega molta attenzione a giocare con oggetti, inizia a studiarne i meccanismi più semplici.
  • Linguaggio: compaiono le prime parole significative (mamma-papà), chiacchiera, sussurra, gioca con la saliva e con la lingua.
  • Socialità: imita gesti e suoni, partecipa ai giochi di reciprocità.

 

12-18 mesi: il piacere della scoperta
Il bambino consolida la deambulazione e affina la coordinazione.

  • Motricità globale: cammina da solo, spinge e trascina oggetti, prova a salire le scale con aiuto, sperimenta le cadute e trova soluzione per raggiungere quello che vuole.
  • Motricità fine: impila cubi, sfoglia libri cartonati, inizia a usare il cucchiaio.
  • Linguaggio: pronuncia parole singole, comprende ordini semplici.
  • Relazione e autonomia: esprime preferenze, imita i gesti degli adulti, manifesta la propria volontà.

 

18-24 mesi: equilibrio, linguaggio e identità
Il bambino diventa sempre più coordinato e autonomo.

  • Motricità globale: corre, sale e scende gradini con supporto, lancia la palla.
  • Motricità fine: costruisce torri di più cubi, scarabocchia con intenzione, usa cucchiaio e forchetta in modo autonomo e funzionale.
  • Linguaggio: il vocabolario si amplia rapidamente, emergono frasi di due parole.
  • Gioco simbolico: simula azioni quotidiane, rappresenta ruoli semplici.

 

Oltre le tappe: osservare, riconoscere, agire con equilibrio
Ogni bambino ha un proprio ritmo di sviluppo, che riflette la sua storia individuale e la sua specifica combinazione di fattori biologici, ambientali e relazionali. Le tappe psicomotorie non vanno interpretate come standard rigidi, ma come punti di riferimento per un’osservazione consapevole.

Osservare significa dedicare tempo, attenzione e disponibilità, senza trasformare questa osservazione in una continua verifica o fonte di ansia. È importante che i genitori imparino a guardare il bambino per ciò che mostra, non per ciò che ci si aspetta di vedere. La variabilità è parte della normalità dello sviluppo.

Allo stesso tempo, riconoscere eventuali differenze o ritardi non deve essere motivo di allarme o senso di colpa, ma un segnale utile per attivare percorsi di valutazione e supporto. Rivolgersi a un professionista – neuropsichiatra infantile, neuropsicomotricista, fisioterapista o logopedista – non significa “etichettare” il bambino, ma offrirgli opportunità precoci di intervento e sostegno.

Per i bambini con sindrome di Klinefelter (47,XXY), questa attenzione assume un valore ancora maggiore: il monitoraggio dello sviluppo psicomotorio nei primi anni consente di individuare tempestivamente eventuali fragilità e di attivare strategie di potenziamento personalizzate.

L’obiettivo non è la ricerca di una “normalità” astratta, ma la costruzione di un nuovo equilibrio dinamico: un contesto in cui il genitore possa osservare con serenità, accogliere le peculiarità del bambino e allo stesso tempo stimolare il suo sviluppo attraverso esperienze, gioco e relazione.

Questo equilibrio si fonda su tre principi:
1. Osservare senza pregiudizio né ansia, riconoscendo i segnali di crescita più che le mancanze.
2. Accettare di chiedere aiuto, vedendo nei professionisti alleati preziosi, non giudici.
3. Accompagnare con intenzione, promuovendo progressi realistici e valorizzando i punti di forza.

In questa prospettiva, il genitore non è chiamato a “correggere” il bambino, ma a sostenere il suo percorso evolutivo, con uno sguardo fiducioso e pragmatico. Le tappe dello sviluppo non sono un traguardo da raggiungere a ogni costo, ma strumenti per comprendere meglio come il bambino cresce, comunica e costruisce la propria autonomia.

 

a cura di Beatrice Sacconi – Consigliere dell’OdA di NASCERE KLINEFELTER – APS
e di Martina Curzi – Neuropsicomotricista, Coordinatore del Centro Attivamente (Roma)