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PROBLEMATICHE NELLO SVILUPPO PSICO-MOTORIO DEL BAMBINO CON SINDROME DI KLINEFELTER (0-24 mesi)
10 Aprile 2026
CRESCERE INSIEME - 3

INTRODUZIONE
Nei nostri primi due articoli abbiamo parlato del raggiungimento delle tappe psicomotorie del bambino nei primi 2 anni di vita, con alcuni di riferimenti ai bambini con sindrome di Klinefelter e alla modalità di osservazione e stimolo a disposizione, strumenti che tuttavia, secondo le indicazioni dell’OMS, sono da utilizzarsi per tutti i bambini.

Tuttavia, nei nostri bambini si possono osservare difficoltà maggiori, che richiedono interventi più mirati; quando si parla di sindrome di Klinefelter nella prima infanzia si tende per lo più a riferirsi alle sole difficoltà linguistiche, ma occorre ricordarsi che altri aspetti dello sviluppo psicomotorio, sebbene in maniera meno frequente, o forse meno riconosciuta, possono costituire un campo di fragilità e necessitare di intervento precoce.

I genitori, al momento della diagnosi, devono esserne informati, ed il racconto di queste problematiche può generare domande e preoccupazioni riguardo alle competenze motorie del proprio bambino: è importante sapere che molte delle difficoltà associate alla condizione possono essere affrontate con interventi mirati, precoci e personalizzati. Questo articolo offre una panoramica chiara delle principali caratteristiche psicomotorie che possono emergere nei bambini con sindrome di Klinefelter, con un focus su ipotonia, motricità grossa e fine, equilibrio e deambulazione.

CHE COS’È L’IPOTONIA
L’ipotonia è una delle caratteristiche possibili nei bambini con sindrome di Klinefelter. Significa letteralmente “basso tono muscolare”: i muscoli risultano meno pronti, meno reattivi e ai bambini è richiesto uno sforzo maggiore per svolgere le attività quotidiane.

Possibili manifestazioni dell’ipotonia nei bambini con XXY:
• postura più rilassata o “morbida”
• ritardo nel rotolamento, nel gattonamento o nella seduta autonoma
• difficoltà a mantenere la schiena dritta o a sostenere la testa nei primi mesi
• ipotonia della lingua con assetto in appoggio all’arcata dentale inferiore
• minor resistenza alla fatica

È importante sottolineare che l’ipotonia non indica debolezza permanente: i bambini possono acquisire forza e controllo muscolare significativi attraverso fisioterapia, attività ludico-motorie e un ambiente stimolante.

SVILUPPO DELLA MOTRICITÀ GROSSA
La motricità grossa comprende tutti quei movimenti che coinvolgono grandi gruppi muscolari, come gattonare, correre, saltare e arrampicarsi. Nei bambini con sindrome di Klinefelter, le competenze di questa area possono essere acquisite a un ritmo più lento o con qualche difficoltà aggiuntiva.

Le principali sfide possono includere:
• ritardi nelle prime tappe motorie (seduta, gattonamento, camminata)
• minore coordinazione nei movimenti complessi
• difficoltà nei giochi che richiedono equilibrio dinamico (salti, percorsi, bicicletta)
• stanchezza rapida durante le attività fisiche

Tuttavia, con un percorso mirato, la motricità grossa può svilupparsi in modo progressivo e soddisfacente. I bambini con sindrome di Klinefelter raggiungono tutte le tappe motorie, semplicemente possono farlo con tempi differenti o necessitare di supporto e stimoli aggiuntivi. Tra le opzioni possibili la fanno da padrone i percorsi di fisioterapia e di neuropsicomotricità ad indirizzo motorio, particolarmente utili perché offrono un approccio olistico spesso più adeguato quando i bambini sono ancora piccoli.

Altre strategie che possono aiutare:
• giochi di movimento quotidiani (percorsi morbidi, palle, tappeti sensoriali)
• attività in acqua, particolarmente utili per rinforzo muscolare ed equilibrio
• supporti motivanti, come musica o giochi di imitazione

MOTRICITÀ FINE: COSA ASPETTARSI
La motricità fine riguarda la precisione dei movimenti delle mani e delle dita, fondamentali per manipolare piccoli oggetti, disegnare, infilare perline o abbottonare. Nei bambini con sindrome di Klinefelter possono emergere difficoltà dovute sia all’ipotonia sia a una naturale minore coordinazione occhio-mano.

Possibili segnali di difficoltà:
• presa della matita instabile o troppo morbida
• difficoltà a tagliare con le forbici
• lentezza nell’esecuzione di attività manuali
• minor interesse spontaneo per giochi di manipolazione
• difficoltà a fare semplici costruzioni, come torri e ponti

Come supportare la motricità fine:
• giochi di manipolazione (plastilina, costruzioni, sabbia cinetica)
• attività quotidiane come aiutare in cucina, impastare o travasare
• disegni strutturati e coloritura guidata
• percorsi Montessori che stimolano la precisione del movimento

DEAMBULAZIONE ED EQUILIBRIO
La deambulazione, cioè la capacità di camminare in modo autonomo e stabile, può presentare ritardi nei bambini con sindrome di Klinefelter. Il tono muscolare ridotto, combinato con una postura più rilassata, rende necessario un maggior tempo per ottenere equilibrio e coordinazione.

Caratteristiche comuni nella deambulazione:
• camminata inizialmente rigida o incerta
• passo più breve
• difficoltà nel salire e scendere le scale
• evitamento spontaneo di giochi che richiedono equilibrio (trampolini, scivoli, tricicli)

È fondamentale non interpretare tali difficoltà come limiti insormontabili: con esercizi costanti e rinforzo positivo, la camminata diventa sempre più sicura. Il fisioterapista può lavorare su postura, appoggio plantare, equilibrio statico e dinamico, integrando attività divertenti come palloni, cerchi o superfici instabili morbide.

COSA E’ LA DISPRASSIA?
La disprassia, di cui spesso si parla in riferimento alla sindrome di Klinefelter, si manifesta come una difficoltà significativa nella pianificazione, organizzazione ed esecuzione dei movimenti volontari, con ripercussioni sia sulle abilità motorie fini (come scrivere, disegnare o manipolare piccoli oggetti) sia su quelle grossolane (come correre, saltare o mantenere l’equilibrio). Questa condizione è pertanto sicuramente correlata a tutti gli aspetti che abbiamo nominato finora.

Tuttavia, poiché si può diagnosticare con certezza solo intorno ai 4-5 anni, ne riparleremo quando affronteremo gli aspetti psicomotori dei bambini un po’ più grandi. E’ tuttavia necessario ricordare che, benchè la diagnosi venga fatta più avanti, la disprassia è pre-esistente nei bambini a cui verrà diagnosticata e tante delle difficoltà che abbiamo citato nei paragrafi precedenti possono rappresentarne segnali precoci.

E’ in questa fase già utile considerare che un’eventuale disprassia ancora non diagnosticabile si può accompagnare a una scarsa automatizzazione dei gesti e a una maggiore lentezza nell’apprendimento motorio, rendendo necessario un numero più elevato di ripetizioni o modalità di insegnamento alternativo del gesto per acquisire competenze che nei coetanei si sviluppano in modo più spontaneo; con la crescita del bambino sarà poi utile identificare in maniera formale la presenza di disprassia che, in associazione con altre fragilità, quali difficoltà linguistiche, attentive o esecutive, può delineare un profilo di sviluppo complesso che richiede un’osservazione attenta e continuativa.

IL RUOLO DELLA PRECOCITÀ INTERVENTIVA
Uno degli aspetti più importanti nello sviluppo psicomotorio dei bambini con sindrome di Klinefelter è l’intervento precoce. Quanto prima vengono introdotti programmi di fisioterapia, neuropsicomotricità o terapia occupazionale, tanto migliori saranno i risultati.

Benefici della stimolazione precoce:
• rafforzamento muscolare più rapido
• miglioramento dell’equilibrio e del controllo posturale
• acquisizione più fluida delle tappe motorie
• maggiore autonomia nelle attività quotidiane

La plasticità cerebrale nei primi anni offre un’opportunità unica per compensare eventuali difficoltà e favorire uno sviluppo armonioso.

L’IMPORTANZA DEL GIOCO
Il gioco è lo strumento più naturale e potente per sostenere lo sviluppo psicomotorio. Attraverso il gioco, il bambino scopre il proprio corpo, sperimenta movimenti, impara a coordinarsi e acquisisce una crescente fiducia nelle proprie capacità.

Giochi utili per i bambini con sindrome di Klinefelter:
• percorsi con cuscini, tunnel e tappeti morbidi
• palle di diverse dimensioni per lanciare, rotolare, calciare
• giochi di costruzione e puzzle
• attività artistiche come pittura con pennelli larghi o spugne
• giochi all’aria aperta che favoriscono il movimento libero

Gli obiettivi del gioco non sono la performance o la precisione, ma il piacere, la curiosità e la fiducia in sé.

CONCLUSIONI

Crescere un bambino con sindrome di Klinefelter può significare affrontare alcune sfide aggiuntive sul fronte psicomotorio, ma è fondamentale ricordare che ognuno dei nostri bambini è unico e può sviluppare competenze solide e soddisfacenti. Le difficoltà motorie non definiscono il suo potenziale: rappresentano solo un punto di partenza da cui iniziare un percorso fatto di scoperte, progressi e conquiste.

Con il giusto supporto terapeutico, un ambiente familiare stimolante e tanta pazienza, i bambini con sindrome di Klinefelter possono raggiungere regolarmente competenze motorie soddisfacenti e vivere una crescita armoniosa. I genitori non sono soli: con i professionisti, i terapisti e le altre famiglie si può costruire un cammino ricco di esperienze positive, in cui ogni piccolo passo avanti ha un grande valore.

 

a cura di Beatrice Sacconi – Consigliere dell’OdA di NASCERE KLINEFELTER – APS
e di Martina Curzi – Neuropsicomotricista, Coordinatore del Centro Attivamente (Roma)